Quiénes somos

El equipo

El CAMIT está constituido por hombres y mujeres con experiencias en distintos ámbitos de las ciencias sociales –arqueología, antropología, historia social, estudios culturales, etc.– y las geociencias. Sus integrantes desarrollaron trabajos e investigaciones en diferentes contextos (prehispánicos, históricos, actuales) y paisajes (urbanos y rurales del Norte Grande).

Con asiento en la provincia de Tucumán, el CAMIT aborda el genocidio en la Argentina desde una perspectiva trans y multidisciplinaria, regional y local, incorporando los saberes de testigos, sobrevivientes y familiares de víctimas de la desaparición forzada.

Desde el año 2016 el CAMIT adquiere su conformación actual. Sus integrantes –formados en la universidad pública y algunos de ellos con una trayectoria forense desde el año 2002, cuando inician la investigación en el Pozo de Vargas– avanzaron, estimularon y proyectaron indagaciones y problemáticas con asiento en la conservación de los recursos culturales, políticas públicas patrimoniales, Pueblos Originarios y los procesos de memoria posdictadura.

Integrantes del Camit:

Vittorio Ataliva

Specialista in Studi Culturali presso l’Università Nazionale di Santiago del Estero. Membro fondatore del Gruppo Interdisciplinare di Antropologia e Archeologia di Tucumán (2002) e del CAMIT (2009).

Membro del Consiglio nazionale per la ricerca scientifica e tecnica (CONICET). Lavora come tecnico presso l’Istituto superiore di studi sociali (ISES, CONICET-UNT), dove contribuisce a progetti sui processi di memoria e sui diritti umani, sui popoli indigeni e sulla diagnostica per la conservazione delle risorse culturali e del patrimonio industriale. Ha pubblicato, da ISES, “Living Industrial Heritage and Local Memories. Contributions from Lastenia (Tucumán, Argentina)” (2019, 100 p.), e ha co-diretto “Forensic Archaeology and Memory Processes. Knowledge and Reflections from Practices” (2020, seconda edizione co-curata da ISES, CAMIT e la Federación Gráfica Bonaerense, 500 pagine).

Aldo A. Geronimo

È responsabile dell’Archivio CAMIT e, in qualità di esperto presso la Corte Federale, ha esperienza in casi di crimini contro l’umanità nelle province di Chaco e Tucumán (Argentina). Membro dell’Istituto di Archeologia e Museo della Facoltà di Scienze Naturali e dell’Istituto M. Lillo (UNT), dove ha contribuito a progetti di ricerca sull’arte rupestre delle società preispaniche della Puna meridionale e settentrionale dell’Argentina.

Membro del Consiglio nazionale per la ricerca scientifica e tecnica (CONICET). Lavora come Tecnico presso l’Istituto Superiore di Studi Sociali (ISES, CONICET-UNT), dove si occupa di ricerca, archiviazione e documentazione digitale nel Laboratorio di Digitalizzazione (LaDi) e progettazione di pubblicazioni scientifiche (riviste e libri). Ha co-diretto l’opera “Archeologia forense e processi di memoria. Conoscenze e riflessioni dalla pratica” (due edizioni, 2019 e 2020).

Gema Huetagoyena Gutiérrez

Archeologo della Facoltà di Scienze Naturali e dell’Istituto M. Lillo (UNT), laureando con la ricerca “Archeologia forense: contributi all’educazione e alla promozione dei diritti umani. Pozo de Vargas come caso di studio (Tucumán, Argentina)” (presentata nel 2023). Come membro del CAMIT dal 2015 e nell’ambito dei casi per crimini contro l’umanità a Tucumán condotti dalla Corte Federale, si è formato in diversi aspetti della registrazione forense (in particolare nel campo dell’antropologia biologica).

Allo stesso modo, presso il CAMIT, è responsabile di varie iniziative di comunicazione scientifica pubblica, in particolare in ambito educativo, generando una partecipazione attiva e continuativa a eventi di divulgazione scientifica che hanno coinvolto diverse istituzioni educative (delle province di Tucumán e San Juan) dal 2015 a oggi.

Ruy D. Zurita

Membro fondatore del Gruppo interdisciplinare di antropologia e archeologia di Tucumán e del CAMIT, istituzione di cui è presidente dal 2019. Testimone esperto in casi federali per crimini contro l’umanità nelle province di Tucumán, Chaco e Corrientes. È stato inoltre nominato testimone nei processi Megacausa de Arsenales e Jefatura II e Operazione Independencia (Tucumán, rispettivamente nel 2013 e nel 2017). Ha co-diretto l’opera “Archeologia forense e processi di memoria. Conoscenze e riflessioni dalla pratica” (due edizioni, 2019 e 2020).

Le sue competenze comprendono la prospezione sistematica e lo scavo di luoghi di sepoltura, l’interpretazione di fotografie aeree e immagini satellitari, la mappatura di siti collegati a pratiche genocide e la ricostruzione mediante realtà aumentata. Per il suo lavoro scientifico come membro del CAMIT è stato riconosciuto da diverse organizzazioni nazionali e provinciali.

Luciano Rodrigo Molina

Archeologo della Facoltà di Scienze Naturali e dell’Istituto M. Lillo (Università Nazionale di Tucumán), laureando con la ricerca “Analisi storica, sociale e archeologica di un sito di memoria nella Provincia di Tucumán. Il caso di Pozo de Vargas dalla fine del XIX secolo alla metà degli anni ’70” (presentata nel 2022). Testimone esperto in casi federali per crimini contro l’umanità nella provincia di Tucumán.

Membro fondatore del CAMIT (2009), istituzione da lui presieduta tra il 2013 e il 2019. Con una vasta esperienza nel lavoro archeologico sul campo in diversi contesti (preispanico, storico e forense nel nord-ovest dell’Argentina) e in interventi di salvataggio e studi di impatto. Si è specializzato nell’analisi della storia provinciale relativa a due importanti temi: da un lato, i crimini contro l’umanità nella seconda metà degli anni Settanta; D’altra parte, l’importanza e lo sviluppo – tecnologico, sociale, culturale, ecc. – della ferrovia dalla fine del XIX secolo e del patrimonio ferroviario.

Andrés Sebastian Romano

Archeologo della Facoltà di Scienze Naturali e dell’Istituto M. Lillo (UNT) e professore del Corso di Laurea in Archeologia (UNT). Sta conseguendo un dottorato di ricerca in Archeologia presso l’UNT con il tema “Narrazioni materiali del genocidio: l’archeologia come strumento per la ricostruzione della memoria e la ricerca della giustizia (Provincia di Tucumán, Argentina dal 1975 in poi)”. Responsabile della registrazione e dell’analisi dei resti di indumenti recuperati a Pozo de Vargas. Membro fondatore del Gruppo Interdisciplinare di Antropologia e Archeologia di Tucumán (2002) e del CAMIT (2010).

Assunto dal Consiglio nazionale per la ricerca scientifica e tecnica (CONICET), presso il Laboratorio di digitalizzazione (LaDi, dell’Istituto superiore di studi sociali, ISES). Membro onorario della Commissione provinciale per la prevenzione della tortura in rappresentanza della società civile (Onorevole Legislatura della Provincia di Tucumán), carica ottenuta tramite concorso pubblico (dal 25/11/2021 al 25/11/2025).

Sergio F. Cano

Archeologo della Facoltà di Scienze Naturali e dell’Istituto M. Lillo (FCNeIML, UNT). Come professore universitario, insegna Geologia del Quaternario presso il Dipartimento di Archeologia del FCNeIML (UNT). Come ricercatore, fa parte sia del Laboratorio di Geoarcheologia (FCNeIML, UNT) sia dell’Istituto Interdisciplinare di Studi Andini (INTERDEA) dell’UNT.

Testimone esperto presso la Corte Federale di Tucumán in casi di crimini contro l’umanità nella provincia di Tucumán. Presidente del Collegio dei Professionisti dell’Archeologia di Tucumán (CPAT) (2024). I suoi ambiti di interesse scientifico sono legati all’archeobotanica nei contesti preispanici e storici, all’etnostoria, all’archeologia forense, alla geoarcheologia, alla fotogrammetria con droni e ai sistemi informativi geografici (GIS). Ha condotto studi di impatto e recupero archeologico.

Fatima Leal

Come professoressa di chimica, ha insegnato in diverse istituzioni educative della provincia di Tucumán (Istituto Tecnico n. 1 di Lastenia, Istituto Secondario “General Manuel Belgrano”, Istituto Commerciale n. 1 “Gral. Manuel Belgrano”, Istituto Secondario “Bernabé Aráoz”, tra gli altri).

Consulente scientifico e sceneggiatore del progetto “Fumetto scientifico Los Sueños de Camila” per il progetto Cientificom del CONICET, che mira ad avvicinare la scienza alla comunità in modo semplice e facilmente comprensibile. Conduzione del workshop “Socializzare i fumetti”. Ha tenuto conferenze e workshop per insegnanti (“L’uso del fumetto a scuola”) e ha partecipato al 1° Incontro Internazionale di Fumetto Educativo (Chiapas, Messico, 2015). Muralista presso la Facoltà di Filosofia e Lettere e la Facoltà di Biochimica, Chimica e Farmacia dell’Università Nazionale di Tucumán.

Cesare Carrizo

Insegnante, fumettista, ricercatore, muralista, sceneggiatore, illustratore e fumettista. Gira l’America tenendo conferenze, workshop e corsi di formazione. Realizza opere di illustrazioni, fumetti e murales in diversi spazi e con diverse istituzioni, come: Ministero dell’Istruzione di Tucumán; Referente per i fumetti digitali del National Connect Equality Program; Programma CONICET Scientifico; Fondazione Calicomix, da Cali-Colombia; Smithsonian Institution Latino Center di Washington DC (USA); Istituto cubano di giornalismo dell’Avana (Cuba); Memoriale Latinoamericano di San Paolo (Brasile); e come muralista presso: Facoltà di Filosofia e Lettere; Facoltà di Biochimica, Chimica e Farmacia (Università Nazionale di Tucumán).

Ha pubblicato opere e ricerche in Argentina e a Cuba. Messico, Spagna, Ecuador, Brasile, Paraguay e Perù. Autore del progetto “Socialize Comics” (2004) e del progetto “Mural Comics” (2009).

Cynthia Elias Adriss

Odontoiatra presso la Facoltà di Odontoiatria dell’Università Nazionale di Tucumán. Nella sua formazione complementare ha seguito diversi corsi di specializzazione (23) e ha partecipato e frequentato convegni e congressi (20).

Tra i lavori svolti come odontoiatra (revisore dei conti, professionista in cliniche medico-odontoiatriche, ecc.) spicca il campo della sanità pubblica (CAPS Barrio Jardín), partecipando attivamente a diverse iniziative del SIPROSA (Sistema Sanitario Provinciale), come: programmi scolastici (livello iniziale e primario degli istituti scolastici); programmi di prevenzione della malattia (PRAT), programmi per donne incinte e pazienti affetti da malattie croniche non trasmissibili, tra gli altri.

Giulia Lund

Archeologo della Facoltà di Scienze Naturali e dell’Istituto M. Lillo (UNT) e professore del Corso di Laurea in Archeologia (UNT).

Fabio R. Srur

Archeologo della Facoltà di Scienze Naturali e dell’Istituto M. Lillo (UNT).

Alejandro Leiva

Archeologo della Facoltà di Scienze Naturali e dell’Istituto M. Lillo (UNT).

 

Resena Historica

Desde fines del año 2000 una diversidad de actores con distintas experiencias y trayectorias de vida y militancia confluyeron en diversos espacios frente a la necesidad de avanzar con la búsqueda de las y los desaparecidos.

 En el marco de la conformación de un equipo local, y a partir de los encuentros de un grupo de Investigadores, docentes y estudiantes de la Facultad de Ciencias Naturales e Instituto Miguel Lillo (Universidad Nacional de Tucumán), quienes se reunieron con querellantes, familiares, ex militantes y sobrevivientes, y organismos de DD.HH. (en la Iglesia Evangélica Metodista Argentina, en un departamento céntrico, y en un espacio cedido por el Instituto de Arqueología y Museo de la UNT), en noviembre del 2001 se elabora un informe, a partir de una prospección, que finalmente desembocara en una denuncia formal ante la Justicia Federal de Tucumán y el inicio del trabajo forense en la Finca de Vargas el 24 de abril del año 2002.

Algunos de los integrantes del CAMIT, entonces, inician la investigación forense referida a crímenes de lesa humanidad en Tucumán hacia el año 2002, cuando fundan el Grupo Interdisciplinario de Arqueología y Antropología de Tucumán. Tres años después de la conformación del equipo se inicia la investigación en Compañía de Arsenales Miguel de Azcuénaga donde, como paso previo a una inspección ocular se realizó el análisis de documentación disponible, fotointerpretación, revisión de testimonios de sobrevivientes, etc., lo que posibilito identificar preliminarmente la edificación referida en las denuncias como el espacio de reclusión (Galpón nº 9). A partir del año 2009 se formaliza la constitución del CAMIT, fundado entonces por algunos integrantes con una trayectoria forense desde el año 2002 y sumando miembros provenientes de la universidad pública. A modo de síntesis desde el 2009 entonces el CAMIT es equipo que trabaja en el predio donde se encuentra la inhumación clandestina Pozo de Vargas como así también realizó una diversidad de pericias en la Compañía de Arsenales Miguel de Azcuénaga -fotointerpretación, arqueología de la arquitectura en el espacio de reclusión conocido como el Galpón Nº 9, etc.) y en las provincias de Chaco y Corrientes.

I Desaparecidos (letteralmente “scomparsi”) dell’Argentina rappresentano una delle pagine più oscure della storia del paese, legata alla dittatura militare che governò dal 1976 al 1983. Durante questo periodo, il regime mise in atto una brutale repressione contro oppositori politici, studenti, sindacalisti, intellettuali e chiunque fosse sospettato di avere idee sovversive.

Il contesto storico

Il 24 marzo 1976, un colpo di stato militare depose la presidente Isabel Perón, instaurando un regime guidato da una giunta militare con a capo il generale Jorge Rafael Videla. Questo diede inizio alla cosiddetta “Guerra sporca” (Guerra Sucia), una campagna di terrorismo di stato volta a eliminare ogni forma di dissenso.

Le sparizioni forzate

Il governo militare non si limitò ad arrestare e incarcerare gli oppositori: migliaia di persone vennero rapite, torturate e uccise in segreto. Molti furono gettati vivi nell’oceano dagli aerei della morte (vuelos de la muerte), mentre altri furono giustiziati in centri di detenzione clandestini. Le loro famiglie non ricevettero mai informazioni sul loro destino, e ancora oggi molti corpi non sono mai stati ritrovati.

Si stima che il numero dei desaparecidos sia compreso tra 30.000 e 45.000 persone.

Le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo

Di fronte all’orrore delle sparizioni, nel 1977 un gruppo di madri di giovani desaparecidos iniziò a protestare pacificamente in Plaza de Mayo, la piazza davanti alla Casa Rosada di Buenos Aires. Conosciute come le Madri di Plaza de Mayo, queste donne divennero un simbolo della lotta per i diritti umani, chiedendo giustizia per i loro figli.

Un’altra organizzazione importante, le Nonne di Plaza de Mayo, si batté per ritrovare i bambini nati nei centri di detenzione e dati illegalmente in adozione a famiglie vicine al regime. Alcuni di questi bambini, ormai adulti, hanno scoperto solo anni dopo la loro vera identità.

Il ritorno della democrazia e i processi

Nel 1983, con la caduta della dittatura e il ritorno alla democrazia, il presidente Raúl Alfonsín avviò i primi processi contro i responsabili. La giunta militare fu condannata nel 1985, ma successivamente alcuni membri del regime ottennero l’impunità grazie a leggi approvate negli anni ‘90.

Solo nel 2005, con l’abrogazione delle leggi di amnistia, è stato possibile riaprire i processi, portando alla condanna di numerosi ex militari e funzionari.

La memoria oggi

Ancora oggi, il 24 marzo viene commemorato in Argentina come il Día de la Memoria por la Verdad y la Justicia. Il Paese continua a fare i conti con il passato, cercando di restituire identità ai desaparecidos e giustizia alle loro famiglie.

I Desaparecidos non sono solo una ferita argentina, ma un simbolo universale della lotta contro la violenza di Stato e l’impunità.

 

Menciones y reconocimientos

El CAMIT está constituido por hombres y mujeres con experiencias en distintos ámbitos de las ciencias sociales –arqueología, antropología, historia social, estudios culturales, etc.– y las geociencias. Sus integrantes desarrollaron trabajos e investigaciones en diferentes contextos (prehispánicos, históricos, actuales) y paisajes (urbanos y rurales del Norte Grande). 

Con asiento en la provincia de Tucumán, el CAMIT aborda el genocidio en la Argentina desde una perspectiva trans y multidisciplinaria, regional y local, incorporando los saberes de testigos, sobrevivientes y familiares de víctimas de la desaparición forzada.

Desde el año 2016 el CAMIT adquiere su conformación actual. Sus integrantes –formados en la universidad pública y algunos de ellos con una trayectoria forense desde el año 2002, cuando inician la investigación en el Pozo de Vargas– avanzaron, estimularon y proyectaron indagaciones y problemáticas con asiento en la conservación de los recursos culturales, políticas públicas patrimoniales, Pueblos Originarios y los procesos de memoria posdictadura.

Datos de contactos y descripción de los integrantes (breve CV)

Resena Historica

Desde fines del año 2000 una diversidad de actores con distintas experiencias y trayectorias de vida y militancia confluyeron en diversos espacios frente a la necesidad de avanzar con la búsqueda de las y los desaparecidos.

 En el marco de la conformación de un equipo local, y a partir de los encuentros de un grupo de Investigadores, docentes y estudiantes de la Facultad de Ciencias Naturales e Instituto Miguel Lillo (Universidad Nacional de Tucumán), quienes se reunieron con querellantes, familiares, ex militantes y sobrevivientes, y organismos de DD.HH. (en la Iglesia Evangélica Metodista Argentina, en un departamento céntrico, y en un espacio cedido por el Instituto de Arqueología y Museo de la UNT), en noviembre del 2001 se elabora un informe, a partir de una prospección, que finalmente desembocara en una denuncia formal ante la Justicia Federal de Tucumán y el inicio del trabajo forense en la Finca de Vargas el 24 de abril del año 2002.

Algunos de los integrantes del CAMIT, entonces, inician la investigación forense referida a crímenes de lesa humanidad en Tucumán hacia el año 2002, cuando fundan el Grupo Interdisciplinario de Arqueología y Antropología de Tucumán. Tres años después de la conformación del equipo se inicia la investigación en Compañía de Arsenales Miguel de Azcuénaga donde, como paso previo a una inspección ocular se realizó el análisis de documentación disponible, fotointerpretación, revisión de testimonios de sobrevivientes, etc., lo que posibilito identificar preliminarmente la edificación referida en las denuncias como el espacio de reclusión (Galpón nº 9). A partir del año 2009 se formaliza la constitución del CAMIT, fundado entonces por algunos integrantes con una trayectoria forense desde el año 2002 y sumando miembros provenientes de la universidad pública. A modo de síntesis desde el 2009 entonces el CAMIT es equipo que trabaja en el predio donde se encuentra la inhumación clandestina Pozo de Vargas como así también realizó una diversidad de pericias en la Compañía de Arsenales Miguel de Azcuénaga -fotointerpretación, arqueología de la arquitectura en el espacio de reclusión conocido como el Galpón Nº 9, etc.) y en las provincias de Chaco y Corrientes.

Menciones y reconocimientos

Datos de contactos y descripción de los integrantes (breve CV)